Interviste della Dott.ssa Marabella Bruno e Dott.ssa Michela De Luca


La Dott.ssa Marabella Bruno interviene in un’intervista del TG1 per parlare di cyberbullismo e sottolineare l’importanza del progetto “Giovani Ambiasciatori contro il bullismo e il cyberbullismo…in tour” – campagna informativa itinerante per la sicurezza in rete rivolta a minori, genitori e docenti nelle scuole italiane promossa dal Moige – Movimento Italiano Genitori con il patrocinio dell’Anci, del Ministero del Lavoro, della Polizia di Stato, del Miur (Un Nodo Blu contro il bullismo a scuola) e il sostegno di Enel e Trend Micro.

 


Siamo Noi – Vita di coppia: se la pensione mette in crisi moglie e marito – aprile 2018

Cosa accade quando arriva finalmente la pensione in una coppia? Quel momento tanto atteso che dovrebbe essere, almeno nelle aspettative, liberatorio può rivelarsi invece un incubo per le coppie, anche quelle più unite. La Dott.ssa Marabella Bruno psicologa e psicoterapeuta, ricercatrice dell’Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale, collabora con l’Università Europea di Roma, interviene nella trasmissione Siamo Noi di Tv 2000.


Siamo Noi – Vita di coppia: mamme e rientro al lavoro, la scelta difficile – marzo 2018

La Dott.ssa Marabella Bruno psicologa e psicoterapeuta, ricercatrice dell’Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale, collabora con l’Università Europea di Roma, interviene negli studi di Tv 2000 nella trasmissione Siamo Noi per parlare di mamme e rientro a lavoro.


 

“A lezione con i videogiochi” – Intervista alla Dott.ssa Michela De Luca su Più sani Più belli Magazine di febbraio 2018.


Siamo Noi – Vita di coppia: se la disabilità mette a rischio la relazione – febbraio 2018

La Dott.ssa Marabella Bruno psicologa e psicoterapeuta, ricercatrice dell’Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale, affronterà un tema delicato: quando una coppia vive la disabilità di uno dei due partner.


Siamo Noi – Vita di coppia: quando lui non collabora in casa – 22 gennaio 2018

Si dice che l’amore non è bello se non è litigarello. Cosa ci sia di vero dietro quest’affermazione? La  Dott.ssa Marabella Bruno psicologa e psicoterapeuta, ricercatrice dell’Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale, collabora con l’Università Europea di Roma, partecipa alla trasmissione Siamo Noi di Tv 2000 per riflettere insieme sul tema.

 


Siamo Noi – Vita di coppia: come scegliere con chi passare le feste – 22 dicembre 2017

La vita di coppia a volte si complica, soprattutto quando iniziano le feste che, come da tradizione, si trascorrono in famiglia. Ma non sempre questa organizzazione, la scelta di dove passare la vigilia o il giorno di Natale è indolore per una coppia. Interviene nella trasmissione la Dott.ssa Marabella Bruno per aiutarci a capire come “sopravvivere” e passare serenamente le feste.

 


Siamo Noi – Vita di coppia: quando i problemi economici logorano la famiglia  – 8 dicembre 2017

A Siamo Noi si parla di quando i problemi economici minano la serenità della relazione. Interviene in diretta nella trasmissione la Dott.ssa Marabella Bruno, psicologa e psicoterapeuta, ricercatrice dell’Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale di Roma, collaboratrice dell’Università Europea di Roma, che affronterà questo tema cercando di dare utili consigli a chi affronta questa situazione delicata.

 


La Dott.ssa Marabella Bruno viene intervistata da Giulia Lea Giorgi della trasmissione “Forum” sul fenomeno del cyberbullismo.

 


Siamo Noi – Vita di coppia: amore e passione nella terza età – 22 novembre 2017

In studio Marabella Bruno, psicologa e psicoterapeuta, ricercatrice dell’Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale di Roma, collabora con l’Università Europea di Roma, interviene sul tema cercando di dare consigli a quanti vivono questo sentimento nella terza età.

 


 

“Essere o non essere (un tutt’uno con il proprio smartphone)?” – Novembre 2017 – Intervista rilasciata per Quattrocolonne dalla Dott.ssa Marabella Bruno in cui si approfondisce l’impatto che l’utilizzo degli smartphone provoca sulla psiche delle persone.

 

Piccolo, comodo, alla moda, dotato di tutto il sapere. Proviamo ad analizzare vizi e virtù di quello che è diventata un’estensione del nostro copro: lo smartphone. Proviamo a capire se si tratta di un pericolo o di un’opportunità

Primo flash. Simone, 24 anni, muore andando a sbattere con un albero dopo aver perso il controllo del suo motorino. Mentre Simone giace a terra arriva un altro giovane, Andrea, che si ferma, prende il telefonino e inizia a trasmettere in diretta ciò che sta accadendo. “Chi mi segue chiami aiuto”, scrive.
Secondo flash. Josuè Ortega dell’università dell’Essex e Philipp Hergovich dell’università di Vienna hanno realizzato, con rigore scientifico e strumenti statistici, uno studio dal titolo The Strenght of Absent ties: Social integration via Online Dating. Lo studio sostiene una tesi sorprendente: negli Stati Uniti i rapporti nati in rete sono ormai un terzo di tutti i matrimoni americani, ma sono anche sempre più inter-razziali. Il luogo da cui nascono questi incontri sono per lo più app di dating.
Questi due flash dalla cronaca recente sono esempi estremi di ‘deriva’ dell’utilizzo dello smartphone. Nel mezzo ci sono i bambini, adulti, anziani, neonati che utilizzano lo strumento ogni giorno, in modo più o meno corretto. Si occupa anche di questo fenomeno la cyberpsicologia: disciplina di recente nascita che studia i comportamenti e gli aspetti psicologici dell’uomo nell’interazione con la rete.

Il quadro offerto dalla dottoressa Bruno è variopinto. L’oggetto di questa indagine: lo smartphone, ha un profilo mutevole. Stimolo positivo per il cervello, strumento utile per combattere la solitudine e allo stesso tempo produttore di alienazione, nemico dell’empatia. Se da un lato è più facile entrare e rimanere in contato con il prossimo, dall’altro diventiamo più portati a relazionarci attraverso lo schermo rispetto a un tipo di relazione frontale. Disimpariamo a valutare quello che è il linguaggio non verbale, quelle che sono le emozioni che poi traspaiono nel viso dell’altro. “Siamo un po’ meno empatici- dice la Bruno- questo è ciò che noi rileviamo a livello psicologico”. Il segreto, per la dottoressa, sta nel limitare l’uso: far sì che la vita virtuale non escluda quella reale.
In una sorta di patto tra genitore e figlo: “Ti lascio lo smartphone tot ore al giorno, purchè insegni ad usarlo anche a me”.

E’ possibile leggere e ascoltare l’intervista accendendo a questo link: https://www.quattrocolonne-news.it/2017/11/15/non-un-tuttuno-smartphone/

 


 

La Dott.ssa Marabella Bruno viene ospitata nello studio della trasmissione “Forum”nella puntata “l’abbandono e la fame d’amore”

 

 


 

“Adolescenti e dipendenza da smartphone, così può aiutarci il cyberpsicologo”: intervista della Dott.ssa Michela De Luca rilasciata a gennaio 2017, per D.it di Repubblica in cui si parla di nativi digitali e mobile born e per capire come il cyberpsicologo possa intervenire per risolvere le problematiche insite nel rapporto tra adolescenti e la Rete.

 

La domanda che Michela De Luca, psicologa dell’età evolutiva, si sente fare più spesso è: «Mio figlio è sempre attaccato al pc. Che faccio, gli tolgo tutto?». E se non sono i genitori, la richiesta di aiuto arriva dai professori: «È sempre disattento, con gli occhi al cellulare. Come faccio a coinvolgerlo?». Michela è docente di cyberpsicologia all’Università Lumsa di Roma, un corso al passo coi tempi che fa parte della laurea in Scienze e tecniche psicologiche. Al momento è l’unico ateneo italiano ad aver attivato una cattedra dedicata a questo risvolto moderno della psicologia, ma il prossimo anno accademico anche l’Università Europea di Roma lo inserirà nel suo programma di studi. L’argomento è di quelli caldi, tanto che anche l’Oxford Dictionary Online ha introdotto tra le sue pagine l’espressione digital detox, che definisce “un lasso di tempo nel quale una persona si astiene dall’utilizzo di smartphone o computer per ridurre lo stress o focalizzarsi sull’interazione sociale nel mondo reale”. La figura di psicologo esperto in problemi digitali è sempre più richiesta nelle scuole, dalle famiglie o nei gruppi di catechismo.

I nativi digitali, venuti alla luce in concomitanza con l’arrivo di Internet, e addirittura i mobile born (la generazione nata col cellulare in mano), hanno un approccio mentale diverso alla realtà, condizionato in maniera forte dai social network, dai videogiochi, e dal web in generale. «La loro lingua è il digitalese, e l’hanno imparata con la stessa naturalezza con cui hanno iniziato a parlare» spiega De Luca. «E lo smartphone è come se fosse un’estensione della loro memoria». Da qui ai problemi di comunicazione causati dal gap generazionale con i genitori, il passo è breve. Perché è difficile prendere consapevolezza da soli del fatto di trascorrere troppo tempo sui social o con il cellulare. «Il cyberpsicologo interviene per spiegare agli adulti come avvicinarsi ai giovani d’oggi e con quali strumenti. Io per esempio lascio sempre il mio contatto WhatsApp agli studenti: è lì che mi scrivono, si raccontano e si sfogano, molto più liberamente che durante una telefonata normale, perché lo schermo del cellulare è come se fosse una barriera di protezione, che permette di non sentirsi mai totalmente esposto» continua l’esperta.

Ma quali sono i casi più problematici in cui è richiesto l’intervento di un professionista del genere? «Le nuove tecnologie non vanno demonizzate a priori. Ci sono studi per esempio che dimostrano come i videogiochi abbiano anche dei risvolti positivi, perché stimolano la capacità di concentrazione e il confronto con gli altri. Ma i rischi di una iperconnessione sono reali e denotano una fragilità di fondo di chi viene coinvolto. A partire dallo shopping compulsivo o dal narcisismo digitale. E con quest’ultimo, mi riferisco all’utilizzo di Facebook con il solo scopo di apparire e dare un’immagine costruita di se stessi, fondata su quello che vedono gli altri. Da qui il proliferare dei selfie o l’importanza eccessiva data al numero di like che si ricevono» continua De Luca. Anche il cyberbullismo fa parte di questi rischi: non tutti i ragazzi hanno piena consapevolezza che il web e le nuove tecnologie non hanno confini spazio-temporali. E che un video pubblicato su Facebook o inviato agli amici via WhatsApp può potenzialmente fare il giro del mondo.
Tra i casi che affronta il cyberpsicologo c’è poi la reclusione tecnologica. «Non ho ancora trattato veri e propri casi di hikikomori, un fenomeno frequente in Giappone che si riferisce a giovani che scelgono di ritirarsi dalla vita sociale, non uscendo mai di casa. Ma anche in Italia ci sono ragazzi che hanno difficoltà a relazionarsi, tanto che si rifugiano in una realtà virtuale, dei videogiochi per esempio, e vivono in una dimensione alternativa a quella reale».

E’ possibile leggere l’articolo accedendo a questo link:

http://d.repubblica.it/attualita/2016/12/19/news/adolescenti_dipendenza_da_internet_cybebullismo_nativi_digitali_cyberpsicologo_digital_detox_mobile_born_hikikomori_selfie-3358401/

 


 

“Cyberbullismo, la psicologa: “Bambini sempre meno creativi”  – intervista alla Dott.ssa Michela De Luca pubblicata su Quotidiano.net, articolo ripreso da libero.it e Il Resto del Carlino (anno 2017).

 

Dottoressa Michela De Luca, i giovani sottovalutano i rischi del web. Di chi è la colpa?

“Non è delle nuove tecnologie. Il cyberbullismo è generato dalla mancanza di dialogo tra genitori e figli – spiega la docente di Cyberpsicologia all’università Europea con il professor Tonino Cantelmi –. Gli adulti quando affrontano il problema coi figli vietano l’uso degli smartphone, ma sbagliano. I giovani abusano dei dispositivi, ma sono fragili e deboli perché dietro non hanno strutture solide”.

Alcuni esperti prevedono apocalissi, come epidemie di cecità, per l’abuso di smartphone. Lei ha potuto studiare deficit specifici?

“I giovani di oggi hanno un cervello diverso dai giovani di una volta, con modificazioni genetiche che stanno provocando mutazioni antropologiche. Ci sono sviluppi positivi nell’uso normale di videogiochi, come il miglioramento della capacità di problem solving o la possibilità di essere multitasking. Ma non mancano gli effetti negativi causati dalla velocità dell’elaborazione: i giovani non si fermano mai e le connessioni neurali non si creano danneggiando la capacità creativa, l’immaginazione e il pensiero critico. I ‘mobile born’ (nativi degli smartphone, ndr) non hanno tempo di focalizzare”.

Esistono altri rischi di natura genetica?

“Anche la difficoltà a leggere, la dislessia, può essere causata dal sottosviluppo di un’area del cervello deputata a leggere le forme statiche, mentre invece è ipersviluppata quella deputata a leggere le forme in movimento. Esistono studi che ipotizzano una conformazione diversa del pollice: diventerà più lungo a causa dello smartphone”.

L’81% dei genitori minimizza i problemi dei figli legati al cyberbullismo.

“Mamma e papà devono avvicinarsi al mondo del web e insegnare ai figli i rischi. Il problema è che usano due linguaggi diversi, ma devono dare il buon esempio limitando l’uso dei telefonini e fermandosi per dare attenzioni ai figli. La rivoluzione deve partire dai genitori, la società ha subìto un cambiamento troppo rapido”.

E la scuola?

“I docenti devono capire questi aspetti cognitivi che cambiano e sfruttarli a scuola. I professori sono spaesati perché gli studenti si annoiano o si distraggono, ma in realtà non comprendono le novità in corso nelle loro teste”.

Che differenze ci sono nelle dipendenze social tra maschi e femmine?

“Le ragazze sono più drogate di ‘chat addiction’ (dipendenza da chat, ndr), le relazioni sul web. I maschi si rifugiano nei videogame, perché non sono in grado di vivere la realtà”.

Come psicoterapeuta, che età ha il suo paziente più giovane?

“Dodici anni. Quando i genitori gli chiedevano di spegnere lo smartphone, lui dava in escandescenza: non aveva percezione del tempo, il mental clock, e il suo organismo si nutriva di dopamina, la sostanza che provoca piacere a un tossico quando compie la sua attività preferita”.

 

E’ possibile leggere l’intervista accedendo a questo link: https://www.quotidiano.net/cronaca/bullismo-cyberbullismo-1.2875480

 


 

“Come staccare la spina dall’high-tech” – intervista della Dott.ssa Michela De Luca alla rivista Starbene – gennaio 2017


 

“Perchè abbiamo bisogno dei cyberpsicologi” – intervista alla Dott.ssa Michela De Luca alla rivista Starbene – gennaio 2017


Lo psicologo diventa cyber intervista rilasciata per Quattro Colonne dalla Dott.ssa Michela De Luca nell’aprile 2016

Parola dello psicologo Tonino Cantelmi. L’assuefazione da smartphone e social network può essere un problema, certo, ma non bisogna sottovalutare il rischio di creare persone refrattarie alla tecnologia. Il mondo è cambiato. E la psicologia deve cambiare con lui.
Un nuovo corso – Per rispondere a queste esigenze, nel 2014 l’Università Lumsa di Roma ha inaugurato un corso di cyberpsicologia – ispirato e tenuto dallo stesso Cantelmi – pensato per aggiungere ulteriori strumenti all’ideale “cassetta degli attrezzi” dello psicologo moderno.

Fame di dati – «I media hanno cambiato il modo di pensare e di apprendere», ci spiega la dottoressa Michela De Luca, assistente del professor Cantelmi e oggi titolare del corso. «La mente digitale prende informazioni a piccoli scatti, sconnessi e spesso sovrapposti. Il cervello diviene sempre più affamato e desideroso di essere continuamente alimentato».
Tanti nuovi casi – Durante il corso si analizzano tematiche quali « psicologia dei videogiochi, relazioni e infedeltà online, psicoterapia online, cyberbullismo, false identità su internet, la mente in internet e i siti pro-ana», ovvero le pagine web in cui si forniscono consigli su come diventare anoressici e difendere la propria nuova condizione. «La mia sfida ogni anno è più forte – aggiunge De Luca – perché mi ritrovo di fronte a nuove patologie e nuovi assetti famigliari». Perché le dipendenze legate al digitale, quando colpiscono i più giovani, potrebbero essere evitate più facilmente se gli adulti fossero meno distanti dal mondo in cui abitano i propri figli: «Il numero di genitori titubanti nel fronteggiare le esigenze dei ragazzi», legate alla comprensione e ad un uso corretto della tecnologia, «è sempre maggiore». Sono i “nativi analogici” a dover aiutare i ragazzi a incanalare positivamente le risorse offerte da questi nuovi strumenti.
Passare il testimone – Il nostro compito di nativi analogici sarà proprio quello di traghettare le nuove generazioni. Perché, conclude il professor Cantelmi, «non si perda la capacità di comprendere l’altro guardandolo negli occhi. È un tesoro che va salvaguardato».